| Narr.: Scena, una graziosa
locanda nell’ora del desinare.
Lui: Scusi cameriere, un tavolo per due.
Lei: Carino il locale, bell’atmosfera.
Lui: Sì, ci vengo spesso……Cosa ordiniamo?
Lei: Fai tu, io vado un attimo a incipriarmi il naso.
…
Lui: Scusi cameriere!
Cam.: Sì?
Lui: Vorrei ordinare.
Cam.: Mi dica.
Lui: Due antipasti di salumi misti, e due porzioni di grigliata
mista con patate.
Cam.: Bene, e da bere?
Lui: Ci porti mezza pinta di vino rosso, ed un boccale di acqua
fresca.
…
Lei: Hai ordinato?
Lui: Sì, tutto a posto!
Cam.: Ecco i vostri antipasti, per la grigliata altri cinque
minuti.
Lei: Ahhhhhh!(sfumato)
Narr.: antico odio per lo spargimento di sangue innocente fa
salire alle labbia di lei antichi idiomi.
Lei: Ahhhhhh!(ripreso) Per tutte le piadine vegetariane!!! Pera
colui che prima osò la mano armata alzar su l’innocente
agnella, e sul placido bue!
Lui: Ma se il tuo tormento è il fegatello, e posson esser
tre, due ed uno solo, e diriva dal fegato almen quello.
Lei: Il cor tuo sdegna comune affetto! Ma in cosa credi dunque?
Lui: A dirtel tosto, io non credo più al nero ch’a
l’azzurro, ma nel cappone, o lesso o vuogli arrosto!
Lei: Il truculento cor non ti piegaro i teneri belati né
i pietosi muggiti, né le molli lingue che ti lambivano
tortuosamente la man che il loro fato, ahimè, stringea!
…
Narr.: Più non si parlano, ciascuno volge le spalle all’altro.
Lui: E l’oziosa siede dispregiando le carni; e le narici
schifo raggrinza!
Lei: E la panza j’ha preso er sopravvento sur core e sur
cervello!
…
Narr.: Già nel “Morgante” di Pulci, nel “Gargantuà”
di Rabelais, ne “Il Giorno” di Parini giù
fino alle poesie di Trilussa, il tema del cibo, della fame insaziabile
e del banchetto gigantesco, caratterizza le avventure dei personaggi
ed evoca gli eccessi gastronomici.
Lui: L’avreste detto? La poesia non nasce dal cuore; …
ma dalle budella della mia pancia! Ah! Ah! Ah!
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