| Da exibart
"L’opera si presenta come un grande spettacolo realizzato
con oggetti strani, piccoli giocattoli fantastici, infantili
diavoletti, strani esseri informi, mostriciattoli che escono
da cubi che si attorcigliano su asticelle sottili, molti sono
sospesi a mezz’aria come giocolieri nel paese delle meraviglie.
Mirò, liberando la sua fantasia, è riuscito
a creare una seconda realtà ugualmente fisica e reale,
forse più forte e scioccante di quella reale. Un mondo
parallelo al nostro, surreale ed inconscio. E’ riuscito
a reinventare oggetti non sottomessi alle leggi morali e ai
conformismi sociali fino ad arrivare ad uno stato fluido delle
cose: oggetti-simboli, elementi puramente immaginativi, onirici
e metafisici.
Mirò, amava ripetere che i suoi mondi proprio perché
creati da forme non sono astratti ma sono veri: la forma, per
Mirò non è mai astratta, è come un algoritmo
matematico, ha cioè un inizio ed una fine. Nel 1938,
rievocando questa opera, chiarisce quelli che sono i suoi elementi
caratterizzanti, i quali possono essere ritrovati anche in altre
tele: la scala indica la fuga dal mondo e l’evasione,
gli animali sono quelli che amava e di cui sempre si circondava,
il gatto colorato, ad esempio, è un omaggio a quello
che aveva sempre con sé quando dipingeva; la sfera nera
sulla destra del dipinto simboleggia il globo terrestre, il
triangolo che appare dalla finestra evoca la Tour Eiffel e Parigi
dove risiedeva in quegli anni. "
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