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Lacrime di stelle soavemente incastonate nell’aria da un soffio di vento.


Sara Brizzi
I A Scientifico

 


Intorno a me il silenzio
di una notte senza stelle,
senza sogni, senza luna.
Pensieri ed immagini
mi affollano la mente:
ricordi offuscati
di giorni passati,
maledettamente lontani,
eternamente vicini.
Lacrime scivolano giù,
come foglie ingiallite
in un autunno senza fine.
La tristezza,
alberga in me quando non ti vedo:
una sensazione amara,
su questa mia anima,
tanto fragile, quanto tua.

Sara Brizzi
I A Scientifico

 


Immobile,osservo
la nebbia che dolcemente
oscura la notte.
I pensieri vagano
nell’oceano dei sentimenti,
mentre le stelle brillano
ad ogni mio sguardo.
Il calore freddo del vento
mi sfiora, ed io
sono percorsa da mille
brividi di malinconia.
L’odio è passato,
e i miei occhi riflettono
solo il dolore…
Il silenzio del buio
comincia a parlare,
mi sussurra strane parole…
vorrei capire…
Capire perché sto così male.
Ma il sonno m’invade
c atturandomi nei miei sogni.

Sara Brizzi
I A Scientifico



La luna si riflette nel mare: è lei la regina della notte.
Ma ecco due luci abbaglianti illuminare un volto:
quelle luci sono i tuoi occhi, il volto è il mio…
Sono così belli, i tuoi occhi,
che mai smetterei di guardarli.
A un tratto una lacrima riga il mio viso:
tu, il mare, la luna non ci siete più,
era solo un sogno!
Ma le emozioni sono reali
come il pianto che bagna i miei occhi.
Un pianto di gioia perché tu,
anche se sei lontano, sarai sempre con me.

Sara Brizzi
I A Scientifico

Qualcosa cambierà
di Scerbo Leonardo 1A ITIS

Un bel giorno d'autunno mi vidi sbarrare la strada da tre ragazzi bianchi. Tornavo a casa da lavoro. Mi trovavo tra il sottopassaggio e la stazione. Camminavo accanto alla cancellata di ferro che separava la strada dalla ferrovia; avevo una mazza di legno fra le mani e la facevo scorrere sulle sbarre per divertirmi. Improvvisamente i tre giovani mi accerchiarono:
- Questo è mio! - Disse uno dei tre ragazzi che aveva i capelli rossastri. Io, con tanta paura addosso, chiesi cosa volessero da me e il ragazzo con i capelli rossastri, con molta rabbia, mi disse che dovevo battermi contro di lui. Gli risposi che noi neri ci battiamo con lealtà. Non mi volevo battere e lui rispose che dovevo farlo. Io con molta freddezza dissi:
- Perché? -
Il ragazzo dai capelli rossastri disse che mi voleva ammazzare e io risposi che non avevo fatto niente, ma con una frase da razzista mi disse che mi voleva ammazzare perché ero un nero. Il rosso si avventò contro di me a pugni levati. Schivai il primo colpo e, strano a dirsi, notai la bellezza dei suoi occhi azzurri. Poi il suo sinistro colpì il mio occhio. Un altro pugno mi prese in pieno il petto e volai contro la cancellata. Mi aggrappai alla cancellata per non cadere; diedi un’occhiata ai tre che, in quel momento, erano calmi.
Per loro quella situazione era una faccenda normale, che si ripeteva spesso.
- Avanti fatti sotto - disse il ragazzo dai capelli rossi. Non avevo né voglia né ragione di battermi. Il rosso mi piazzò un altro pugno sul naso. Fu questo dolore che mi fece scattare e allora mi alzai e mi preparai a parare in tempo i colpi. Poi mi scagliai contro. Il rosso, al mio attacco improvviso, indietreggiò. Ma non ero ancora riuscito a colpirlo. Fece uno scatto all’indietro ma scivolò e incassò una serie di colpi. Quando i miei colpi persero efficacia, mi affondò un pugno allo stomaco. Non riuscivo a respirare e mi piegai in due. Mi assestò un altro pugno sopra l’orecchio. Caddi intontito a terra. Rimasi lì. Allora gli altri due mi sollevarono e mi tennero mentre il ragazzo dai capelli rossi mi riempiva di pugni. Poi, come in un sogno, sentii un rumore di passi. Qualcuno mi scosse. Alzai lo sguardo e vidi un signore, un bianco, che mi sorreggeva. L’uomo che mi aveva salvato mi disse che, purtroppo, molto spesso i bianchi picchiavano i neri ma prima o poi tutti saremmo stati uguali. Cosi dicendo mi portò via di lì.

 

Anch’io ho un cane!
di Bertusi Federico 1A ITIS

Era la sera del due febbraio, faceva molto freddo, e io brontolavo perché non avevo un cane che mi facesse compagnia. Era una cosa che succedeva da tempo. Una sera stavamo tornando a casa, mio fratello, papà e io, dopo aver cenato in casa di amici. Quella sera la mamma non c’era: era andata dalla nonna che non stava bene, e noi eravamo stati invitati a mangiare la pizza. Finché eravamo a tavola mi ero dimenticato di brontolare perché non avevo un cane. Le pizze erano davvero ottime. Dopo cena abbiamo fatto una partita a dama cinese. Finita la partita, gli amici di famiglia furono d’accordo nel dire che era già troppo tardi. Noi eravamo di idee assolutamente opposte ma quelli ebbero la meglio. Comunque, tanti baci, tanti saluti, cappotti, sciarpe, berretti e via. Siamo usciti tutti coperti, faceva un gran freddo. Il cane che non avevo, ma che speravo di avere, ci seguiva ma, per fortuna, non prendeva freddo. Ogni tanto mi giravo per vedere se il cane che non ho ma che ho sempre voluto, ci seguisse. Papà è davanti, segue mio fratello, ultimo io perché dovevo occuparmi del cane che non ho. Attraversiamo la strada e all’improvviso sfreccia una macchina. Papà ci afferra a ci schiaccia contro il muro. “ state attenti brutti pazzi pericolosi!! “ urla papà. Io avevo notato aprirsi una portiera e dalla macchina uscire un fagotto di giornali spiegazzati. “ che cosa c’è dentro? “ chiedo a me stesso! Faccio il gesto di andare a vedere, quando papà mi blocca dicendo che era meglio andasse lui. Ma ancor prima che mio papà andasse a vedere, è il fagotto che incomincia a venire verso di noi, come trasportato dal vento. Ma il bello è che non tira un filo di vento!! Non resisto e scosto un pezzo di carta. Non riesco a crederci, è un cucciolo di cane, esattamente come quello che non ho ma che ho sempre voluto. Il cucciolo ha freddo. Lo avvolgo con sciarpe e berretti e lo metto dentro al cappotto. Mentre ci dirigiamo verso casa decidiamo il nome e tutti d’accordo optiamo per NINA. Chiedo a papà, con un po’ di timore, se lo possiamo tenere e lui mi risponde intanto di portarlo a casa, altrimenti sarebbe morto dal freddo. Noi tutti sapevamo che la mamma sarebbe stata contraria a un cane, per vari motivi. Ma se avesse visto anche lei quello che avevamo visto noi dire di no le sarebbe stato difficile. Arrivati a casa le raccontiamo la storia e anche lei, commossa da quel bel musino e dalla brutta storia che gli era accaduta, acconsente a tenerlo in casa…
ADESSO ANCHE IO HO UN CANE!


La chitarra magica
dal libro di Stefano Benni IL BAR SOTTO IL MARE, edito da Feltrinelli.

C'era un giovane musicista di nome Peter che suonava la chitarra agli angoli delle strade. Racimolava così i soldi per proseguire gli studi al Conservatorio: voleva diventare una grande rock star. Ma i soldi non bastavano, perchè faceva molto freddo e in strada c'erano pochi passanti.
Un giorno, mentre Peter stava suonando "Crossroads" gli si avvicinò un vecchio con un mandolino.
- Potresti cedermi il tuo posto? E' sopra un tombino e ci fa più caldo.
- Certo- disse Peter che era di animo buono.
- Potresti per favore prestarmi la tua sciarpa? Ho tanto freddo.
- Certo - disse Peter che era di animo buono.
- Potresti darmi un po' di soldi? Oggi non c'è gente, ho raggranellato pochi spiccioli e ho fame.
- Certo - disse Peter che eccetera. Aveva solo dieci monete nel cappello e le diede tutte al vecchio.
Allora avvenne un miracolo: il vecchio si trasformò in un omone truccato con rimmel e rossetto, una lunga criniera arancione, una palandrana di lamè e zeppe alte dieci centimetri.
L'omone disse: - Io sono Lucifumàndro, il mago degli effetti speciali. Dato che sei stato buono con me ti regalerò una chitarra fatata. suona da sola qualsiasi pezzo, basta che tu glielo ordini. Ma ricordati: essa può essere usata solo dai puri di cuore. guai al malvagio che la suonerà! Succederebbero cose orribili!
Ciò detto si udì nell'aria un tremendo accordo di mi settima e il mago sparì. A terra restò una chitarra elettrica a forma di freccia, con la cassa di madreperla e le corde d'oro zecchino. Peter la imbracciò e disse:
- Suonami " Ehi Joe".
La chitarra si mise ad eseguire il pezzo come neanche Jimi Hendrix, e Peter non dovette far altro che fingere di suonarla. Si fermò moltissima gente e cominciarono a piovere soldini nel cappello di Peter.
Quando Peter smise di suonare, gli si avvicinò un uomo con un cappotto di caimano. disse che era un manager discografico e avrebbe fatto di Peter una rock star. Infatti tre mesi dopo Peter era primo in tutte le classifiche americane, italiane, francesi e malgasce. la sua chitarra a freccia era diventata un simbolo per milioni di giovani e la sua tecnica era invidiata da tutti i chitarristi. Una notte dopo uno spettacolo trionfale, Peter credendo di essere solo sul palco, disse alla chitarra di suonargli qualcosa per rilassarsi. La chitarra gli suonò una ninnananna. Ma nascosto tra le quinte del teatro c'era il malvagio Black Martin, un chitarrista invidioso del suo successo. Egli scoprì così che la chitarra era magica. Scivolò alle spalle di Peter e gli infilò giù per il collo uno spinotto a tremila volt, uccidendolo. Poi rubò la chitarra e la dipinse di rosso.
La sera dopo, gli artisti erano riuniti in concerto per ricordare Peter prematuramente scomparso. Suonarono Prince, Ponce e Parmentier, Sting, Stingsteen e Stronhaim. Poi salì sul palco il malvagio Black Martin.
Sottovoce ordinò alla chitarra:
- Suonami "Satisfaction".
Sapete che cosa accadde?
La chitarra suonò meglio di tutti i Rolling Stones insieme. Così il malvagio Black Martin diventò una rock star e in breve nessuno ricordò più il buon Peter.
Era una chitarra magica con un difetto di fabbricazione.

 

 



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