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La tradizione e la mitologia legata a Pan, il dio per metà uomo e per metà
capra, è da annoverarsi tra quelle che hanno dato origine alla stregoneria. In
primis perchè Pan è il Dio dei pastori e legato ai culti della fertilità che
si celebravano nelle campagne, alcuni dei quali a sfondo orgiastico. Proprio per
il suo legame con la tradizione rurale, così come accaduto per Diana il suo
culto riesce a conservarsi molto di più rispetto a quello degli olimpi venerati
in particolare nelle città. Pan è il dio
governa oltre che sulla pastorizia anche sul timor panico, sull'incubo, sulla
sessualità (Pan è sempre a caccia di ninfe) e sulla masturbazione, è un dio
vagabondo e senza fissa dimora. Dio dei boschi, delle selve, dei pascoli, delle
grotte, delle balze montane, diventa il dio dell'origine della vita e della vita
stessa. Il nome Pan si fa derivare solitamente da "paein" che in greco
antico vuol dire "pascolare", ma il termine greco pan significa
letteralmente "tutto" ed è sintomatico come le traduzioni in altre
lingue (il latino Omne, il sanscrito Aum, l'indù Om, l'egiziano Amoun e
l'ebraico Amen) siano comunque tutte designazioni del Dio Occulto della foresta,
dell'Abisso, del profondo. Le sue origini
sono assolutamente incerte, suo padre è di volta in volta Ermete, Cronos, Zeus,
i pretendenti di Penelope. Una tradizione gli dà come padre Etere, la tenue
sostanza che è invisibile eppure ubiqua, e il cui nome indicava anticamente il
cielo luminoso o il tempo associato con l'ora del meriggio di Pan. Di volta in
volta Pan è infatti il "Figlio delle Forze del Tempo" e il
"Signore delle Porte della Materia". Il suo è perciò uno spirito che
può sorgere veramente in qualsiasi luogo, frutto di molti movimenti archetipici
o di generazione spontanea. Ma se Pan è così diffuso e spontaneo perchè
attribuirgli un'origine? Questa linea venne seguita da Apollodoro e da Saverio.
Certamente la sua ascendenza materna è oscura, il racconto che ci viene dato
nell'"Inno omerico a Pan" mostra Pan abbandonato alla nascita da sua
madre, una ninfa dei boschi, ma avvolto in una pelle di lepre da suo padre
Ermes, il quale portò il bambino sull'Olimpo dove fu accolto da tutti gli dei
con gioia. Soprattutto Dioniso ne fu felice. Questo racconto situa Pan entro una
specifica configurazione mitologica. Essere avvolto in una pelle di lepre
animale sacro ad Afrodite, a Eros, al mondo dionisiaco e alla Luna, implica che
egli è avvolto a questo universo. In secondo luogo il fatto che suo protettore
sia Ermes conferisce alle azioni di Pan un aspetto ermetico. Esse celano dei
messaggi. In terzo luogo la gioia di Dioniso esprime la simpatia che c'è tra di
loro. Questi dei perciò formano il "fascio" in cui Pan è inserito. Per tornare ai
collegamenti con la Luna, egli sedusse Selene e ci riuscì mascherando il nero
pelo caprino sotto un vello bianco. Selene che non lo riconobbe, acconsentì a
salirgli in groppa e lasciò che egli godesse di lei a suo piacimento. Questa
leggenda si riferisce probabilmente a un'orgia che si svolgeva al chiaro di luna
a Calendimaggio, la notte del 30 aprile, tanto cara alla tradizione stregonesca,
giorno in cui la Regina di Maggio cavalcava sull'uomo in piedi prima di
celebrare le sue nozze con lui.
Pan è il
Dio-capro, e questa natura animale personifica la natura come qualcosa di
irsuto, fallici, errante. E' anche il capro solitario nell'orrore dell'esistenza
individuale e la lascivia e la fertilità appaiono per un attimo secondarie,
nascere dal desiderio della natura solitaria, di uno che è sempre bambino
abbandonato e che in innumerevoli accoppiamenti non forma mai una coppia. La continuità
della tradizione di Pan è anche la continuità degli dei a cui esso è legato,
in particolare Dioniso ed Ermes, con cui Pan forma una triade ideale. Ma Pan è
anche il contatto con le forze della Grande Madre, con Selene. L'immagine di Pan
venne assunta alla stessa immagine del diavolo dal cristianesimo e Pan è
l'unico dio che morì secondo Plutarco, una morte che non poteva che essere
inevitabile di fronte all'incedere del cristianesimo e di fronte al rifiuto della
sessualità e degli istinti, tuttavia molti commentatori di Plutarco sono
concordi nell'affermare che Pan non è morto, giace addormentato, rimosso. E
quando l'umano perde la connessione personale con la natura personificata e
l'istinto personificato, l'immagine di Pan muore per lasciare spazio
all'immagine del Diavolo. L'operazione compiuta dal cristianesimo è stata anche
quella di evocare dalle ceneri di Pan il Diavolo, che nella cultura cristiana è
l'avversario dell'uomo e della creazione-natura stessa, e il cristianesimo col
suo lavorio ha pervertito gli istinti e la naturalità di cui Pan è
rappresentante. Non mi soffermo
ulteriormente sul mito di Pan e sui vari significati simbolici che possiamo
legarvi, tuttavia spero che a questo punto sia abbastanza chiara la sua
importanza a fianco di Diana nel culto stregonesco. Aggingo solo che Pan veniva
spesso identificato dai latini con Faunus e Silvanus, dei delle foreste e degli
animali selvatici.
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